sabato 28 novembre 2009

INTERESSI LEGALI
Gli interessi sono dovuti di diritto, in ragione del tasso legale, dal momento della scadenza del credito e se il credito è liquido, cioè se è determinato nel suo ammontare (cosiddetti interessi corrispettivi).
In caso diverso gli interessi sono dovuti dal momento della costituzione in mora del debitore (art. 1224 c.c.).
Inoltre è sempre possibile stabilire convenzionalmente un tasso di interesse, che andrà a sostituirsi a quello legale, purché il saggio non sia considerato usurario (art. 1815 c.c.) e il relativo patto sia stipulato in forma scritta (art. 1284 c.c.).
Infine, in taluni casi, la giurisprudenza ammette il cumulo degli interessi legali con la rivalutazione monetaria. Ciò avviene per le cosiddette obbligazioni di valore, ad esempio per le ipotesi in cui il credito non sia costituito da una obbligazione pecuniaria, oppure per il risarcimento del danno derivato da inadempimento contrattuale.
SPREAD
Nella nostra lingua lo chiameremmo scarto o margine. Ma la diffusione generale del termine inglese non lascia più alcuno spazio al vocabolo italiano. Ovunque si parla di spread (pronunciato "sprèd") e il suo significato non è da poco! Si tratta del ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base quale proprio ricavo. Il principio è classicamente commerciale. Il commerciante (la banca) compra il prodotto (il denaro) ad un prezzo (tasso di scambio interbancario) e lo rivende alla sua clientela ricaricato di un margine di guadagno (spread). Negli scambi tra banche il denaro ha una sua quotazione, che in Europa viene definita Euribor. Quello è il tasso, rilevato giornalmente, a cui la banca può comprare valuta, o anche venderla se ne dispone in eccesso. La collocazione del denaro mediante un finanziamento al cliente dovrà perciò avvenire ad un tasso un po' più alto. Ciò consentirà di compensare le spese di gestione della struttura creditizia e della pratica nonché i rischi dell'operazione, e guadagnarci sopra qualcosa. Questo incremento è chiamato appunto "spread". Un mutuo a tasso variabile verrà perciò rimborsato ad un tasso stabilito con il criterio:
Euribor + spread
dove l'Euribor costituisce la componente variabile del tasso, mentre lo spread quella fissa, che resterà invariata per tutta la durata del mutuo. NOTA: rari contratti prevedono la modifica dello spread al raggiungimento di specifiche scadenze o al verificarsi di determinate condizioni. Essendo solidamente garantiti dall'ipoteca i mutui sono gravati da modesti rischi di insoluto e consentono l'applicazione di spread molto bassi. La media si attesta intorno all'1,60%. Si parte da offerte eccezionali intorno allo 0,70% per arrivare a punte del 3%, richiesto da banche che finanziano situazioni un po' più a rischio. Come potrai immaginare la scelta di applicare uno spread più o meno alto dipende esclusivamente dalla volontà della banca. Così si osservano differenze anche rilevanti tra un'offerta e l'altra. Facendo leva sui grossi importi dei mutui e sulle loro lunghe durate, gli effetti possono rivelarsi esplosivi. ESEMPIO: si consideri una differenza di spread dell'1% applicata ad un mutuo ventennale di 100.000 Euro. Con un tasso del 4% si spenderanno 45.435 Euro di interessi. Aumentando il tasso dell'1% la spesa sarà di 58.390 Euro. Una differenza di ben 13.000 Euro, ovvero il 28% in più! Anche per i mutui a tasso fisso si parla di spread. In quel caso costituisce la quota aggiuntiva applicata al parametro di riferimento IRS, in base al risultato dell'addizione:
IRS (di durata pari a quella del mutuo) + spread
Qui però lo spread servirà per calcolare il tasso una sola volta, il giorno della sottoscrizione del contratto di mutuo, perché in seguito il saggio di interesse non potrà più subire alcun aggiornamento.

venerdì 27 novembre 2009

RIBOR
Chi ha contratto mutui a tasso variabile nel secolo scorso rileverà che i riferimenti alla variabilità riguardano indici ormai in disuso nel settore dei mutui, talvolta perfino inesistenti oggi. Per molti anni ci si è agganciati al Rendistato, ovvero il rendimento dei titoli emessi dallo Stato. I mutui a privati che lo utilizzavano sono però molto vecchi e dovrebbero risultare ormai tutti estinti. Poi ha preso forma il Prime Rate ABI, ovvero il costo praticato dalle banche ai clienti migliori, rilevato dall'ABI (Associazione Bancaria Italiana), elemento tuttora reperibile. Chi ha un mutuo legato al Prime Rate soffre un po' perché si tratta di una rilevazione degli scambi tra banca e cliente ed è quindi più elevata rispetto alle transazioni tra banca e banca, come quelle assunte dall'Euribor. Vita molto migliore per chi si è trovato agganciato al TUS (Tasso Ufficiale di Sconto). Con il passaggio all'Euro il TUS ha cessato di esistere come tasso nazionale, ma è stato sostituito dal Tasso BCE (Banca Centrale Europea) che permane su livelli bassi e si dimostra sempre piuttosto pigro quando i mercati reagiscono verso l'alto. Verso la fine degli anni '90 le banche hanno cominciato ad utilizzare il Ribor. Si trattava del tasso applicato agli scambi finanziari tra le banche italiane. L'affidabilità del Ribor come riferimento ha fatto in modo che venisse mantenuto anche dopo l'avvento dell'Euro. Riguardando oggi gli scambi europei l'indice è stato ribattezzato Euribor e rappresenta attualmente il riferimento usato da quasi tutte le banche italiane per la determinazione del saggio di interesse dei mutui a tasso variabile. Chi ha stipulato un mutuo agganciato al Ribor utilizza oggi, per la determinazione del tasso, il corrispondente Euribor.
IL TAEG

Il T.A.E.G. (Tasso Annuo Effettivo Globale) si pone l'obiettivo di rappresentare nel modo più completo ed esatto possibile il costo di un finanziamento. Si tratta di un tasso puramente virtuale. Non viene infatti utilizzato per calcolare le rate.
Piuttosto è un indicatore, una cifra in grado di dichiarare il costo globale del prestito. Il grande vantaggio del TAEG è il suo utilizzo ai fini comparativi. Confrontando il TAEG di due mutui si acquisisce immediatamente l'idea di quale costi di più e di quanto. Nelle considerazioni sui tassi è consuetudine misurare la spesa annua in interessi. Un costo di 50 Euro su un finanziamento di 1.000 Euro rimborsato dopo un anno vuol dire pagare il 5%. Ciò corrisponde al Tasso Annuo Nominale (T.A.N.) del prestito. Nella sua semplicità questa considerazione non tiene conto di due elementi complementari e non trascurabili:
1) Il tipo di rimborso
2) Le spese dell'operazione
IL TIPO DI RIMBORSO Il metodo di ammortamento usato abitualmente per mutui e prestiti (francese a rata costante) prevede che il pagamento dell'interesse non avvenga una volta sola a fine anno, ma risulti caricato su ogni rata. Con pagamenti frazionati nell'anno, il più delle volte mensili, ciò rappresenta un piccolo vantaggio per il finanziatore, che comincia ad incassare gli interessi in anticipo. Il fenomeno lascia insensibile il Tasso Nominale mentre viene recepito dal Tasso Effettivo. La differenza tra Tasso Nominale ed Effettivo si incrementa con l'aumentare del tasso e con il crescere del numero di rate annue.

ESEMPIO: Consideriamo un prestito al Tasso Nominale del 5% annuo. Se il pagamento avviene semestralmente (2 rate all'anno) il Tasso Effettivo sarà pari al 5,06%. Con il pagamento mensile (12 rate annue) ammonterà al 5,12%. Invece un Tasso Nominale del 20%, regolato con pagamento mensile aumenterà fino al 21,9%, con una differenza di quasi due punti rispetto al Tasso Nominale. Nella sua volontà di rappresentare fedelmente il costo del finanziamento il T.A.E.G. disdegna il Tasso Nominale per prendere in considerazione il più autorevole Tasso Effettivo.
LE SPESE DELL'OPERAZIONE Obiettivo dichiarato del TAEG è quello di ricomprendere gli effetti di tutte le spese obbligatorie ai fini di apertura e pagamento del finanziamento. Per conseguirlo si ipotizza che i costi iniziali riducano il capitale prestato e che le spese periodiche aumentino la rata.

Il calcolo del TAEG viene effettuato dopo avere apportato tali correttivi ai numeri dell'operazione. ESEMPIO: un mutuo decennale di 100.000 Euro al 5% (1.061 Euro mensili) privo di spese di apertura o di gestione avrebbe un TAEG coincidente con il suo Tasso Effettivo, cioè 5,12%. Qualora invece la banca richiedesse 800 Euro di spese iniziali ciò corrisponderà in pratica a ricevere un finanziamento ridotto a 99.200 Euro (100.000 - 800). Se poi tutti i mesi dovrò pagare 3 Euro per la polizza incendio e 2 Euro di spese di incasso, sarà come sopportare una rata maggiorata di 5 Euro.

Il fedele TAEG farà perciò i suoi conti considerando il capitale ristretto a 99.200 Euro ed una rata mensile maggiorata a 1.066 Euro (1.061 + 5 di spese). Risultato: TAEG = 5,41%, ovvero il tasso effettivo di un mutuo decennale di 99.200 Euro rimborsato con una rata mensile di 1.066 Euro. In pratica sarà come avere azzerato tutti i costi del finanziamento avendoli tramutati in interessi. Pertanto paragonare i TAEG corrisponde idealmente a confrontare diversi finanziamenti a spese zero.

LE OBBLIGAZIONI PECUNIARIE

Si definiscono pecuniarie le obbligazioni aventi ad oggetto il pagamento di una determinata somma di denaro. Quest'ultimo, quale oggetto delle obbligazioni in parola, non rileva, peraltro, di per sé, bensì in virtù della attitudine a fungere da parametro di valutazione economica di beni e di servizi (cd. funzione di intermediazione negli scambi del denaro).Discussa è la natura giuridica delle obbligazioni pecuniarie. Secondo taluni, esse si inquadrano nelle obbligazioni generiche, mutuandone la relativa disciplina, salve le norme specificamente dettate dagli artt. 1277 ss. cc. Altri sostengono, all'opposto, l'inquadramento autonomo dei debiti pecuniari, con la conseguente sottrazione degli stessi allo statuto delle obbligazioni generiche e, segnatamente: all'art. 1378 cc., disciplinante il trasferimento di cosa determinata solo nel genere, che, nel caso delle obbligazioni pecuniarie, non avverrebbe con la individuazione, ma con la effettiva dazione; all'art. 1178 cc., concernente il principio – inapplicabile al caso di specie – secondo cui il debitore, nell'adempiere l'obbligazione, deve prestare cose di qualità non inferiore alla media; all'art. 1256 cc., riguardante l'estinzione per impossibilità sopravvenuta, non potendo una prestazione di denaro diventare impossibile. Norma cardine in materia di obbligazioni pecuniarie è l'art. 1277 cc., a mente del quale: «I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale».

venerdì 13 novembre 2009

La multiproprietà

La multiproprietà è una pratica commerciale in cui più soggetti sono pieni proprietari di uno stesso immobile, goduto da ciascuno, a turno, per una frazione limitata dell'anno.
La
legge disciplina solo il contratto con cui il consumatore acquista il diritto oggetto di multiproprietà.
Il termine multiproprietà è utilizzabile solo quando il diritto oggetto del contratto sia un
diritto reale.

Acquistando in multiproprietà si diventa a tutti gli effetti di legge proprietario di un'immobile nel periodo prescelto: il possesso é garantito da un rogito notarile. A rendere ancora più vantaggioso un tale investimento é l'affiliazione ad un grande circuito mondiale delle vacanze RCI (resort condominius international), che offre la possibilità di scambiare il proprio periodo di vacanza con altri periodi in altre località. 4600 residence distribuiti in 90 paesi del mondo con la sicurezza di trascorrere vacanze indimenticabili in eccellenti strutture e nelle più belle e ambite località.Con la multiproprietà acquistate la vostra casa per le vacanze nel posto che preferite e solo nella porzione di tempo che vi serve veramente.In questo caso il prezzo d'acquisto é notevolmente inferiore rispetto all'acquisto di una casa in proprietà piena e i costi di manutenzione vengono ripartiti con tutti gli altri acquirenti della stessa casa. Quindi multiproprietà significa acquistare la quantità di vacanze che serve a voi, nel periodo che voi desiderate e nel tipo di alloggio giusto per voi. Vivere la propria casa di campagna con tutti i vantaggi, le comodità e i servizi di una moderna struttura alberghiera.

Approfondendo l’argomento però bisogna porre delle distinzioni, infatti esistono diverse tipologie di multiproprietà, ognuna con delle specifiche.

Multiproprietà immobiliare (detta anche residenziale o condominiale):è la tipologia più diffusa in Italia. comporta la proprietà esclusiva nel periodo prescelto, solitamente su base settimanale, ma esistono multiproprietà di decadi o mesi, dell’unità immobiliari. È una proprietà vera e propria con tutte le norme che regolano la gestione di un condominio.

Multiproprietà alberghiera (detta anche comproprietà)I diritti reali dei soci consistono in quote di comproprietà di tutto il complesso dove si acquista contrattualmente il diritto di alloggiare in periodi dell’anno prestabiliti, potendo godere di servizi di tipo alberghiero (pulizia delle stanze giornaliera, servizio pensione completa, ecc.)Non si tratta di una proprietà ma di una compartecipazione di tipo societaria. Il diritto di godere turnariamente di un unità abitativa del complesso immobiliare deriva dal possesso di azioni di una società.

La multiproprietà azionaria è caratterizzata da due contratti, il primo con l’acquisto delle azioni e l’altro che ne conferisce al socio il godimento del bene. Il diritto che si acquisisce è legato alle sorti della società che rimane proprietaria del bene.